Pietro, il teista – Ragione, l’illuminista (seconda parte)

Riassunto – Ragione vive insieme ad altri animali, umani e non umani, su un’isola circondata da acque cristalline e immersa nella natura. Un giorno, all’orizzonte, vede una barca che si dirige verso la spiaggia, al timone del legno c’è Pietro. Giunto sulla battigia viene accolto da Ragione, che gli offre vitto e alloggio e lo accompagna a visitare l’isola. Pietro, ritenendo di fare una «cosa buona e giusta», parla del suo Dio a Ragione.

Pietro: Le lumache cucinate con le patate sono squisite, le ho mangiate con gusto. Per non parlare del vino rosso e benefici del resveratrolo. Dio ci ha circondato di prelibatezze, sta a noi coglierne le potenzialità culinarie. Andiamo a fare due passi?

Ragione: Certo, molto volentieri, andiamo. Si Pietro, hai ragione, le lumache sono saporitissime, non le mangiavo da una vita. E le patate! Hanno un gusto unico. Quanto a Dio, non so se le lumache, o qualsiasi altro animale, siano felici di finire sulla nostra tavola. A breve, stante l’imminenza della Pasqua, verrano uccisi migliaia di agnelli, macellati nel terrore e nel sangue. Pensi che sia giusto che Dio, ammesso che esista, abbia messo a nostra disposizione la vita altrui? 

Pietro: Nella Genesi (1, 19-30) gli esseri viventi sono erbivori e l’armonia del paradiso terrestre esclude la violenza. Solo dopo  il diluvio universale Dio diede all’uomo il potere su ogni animale che ha vita e «vi servirà da cibo: vi do tutto questo, come già le verdi erbe. Soltanto non mangerete la carne con la sua vita, cioè col suo sangue» (Gen. 9, 1-5). 

Ragione: Si può essere più crudeli? Imporre la violenza per poter vivere, penso ai carnivori che non possono non uccidere, è malvagio. Guardando la realtà che ci circonda, senza focalizzare la nostra attenzione solo su ciò che ci aggrada, non possiamo dedurre a priori l’esistenza di un Dio, tantomeno di un Dio buono. La sofferenza non conosce specie e non è giustificabile se non in una realtà brutale dove vige la legge del più forte. Dove sono la perfezione, la giustizia, la misericordia e la bontà illuminante?

Pietro: Dio ha creato l’uomo a sua immagine, noi siamo i custodi della terra, i prescelti.

Ragione: Pensa come siamo messi male.

Pietro: Vuoi discutere i progetti del Signore? 

Ragione: Pietro, siamo fermi alla mia prima domanda. Se affermi che Dio esiste devi provare la sua esistenza. Ti ho già detto che se pretendi di affermare l’esistenza di Dio senza prove, io posso negare la tua affermazione nel medesimo modo. Non si può discutere dell’immaginario come se non sia tale.

Pietro: E’ proprio la complessità del mondo che dimostra l’esistenza di Dio, di un progetto, di un fine. La realtà che ci circonda non è frutto del caso.

Ragione: Tu ritieni che l’ipotesi del progetto intelligente sia l’unica plausibile per capire il mondo, per spiegare che la nostra realtà non è casuale, ossia, l’improbabilità che le strutture biologiche complesse siano legate ad eventi fortuiti. Per i creazionisti non si può prescindere da questa soluzione,  che, però, pone una domanda insuperabile: chi ha progettato il progettista? 

Pietro: Un argomento a favore dell’esistenza di Dio è quello ontologico di Sant’Anselmo d’Aosta. Anche tu che non credi puoi pensare ad un essere perfetto, la cui perfezione è il massimo pensabile. Ora, se lo pensi, quindi esiste nel tuo intelletto, esiste anche nella realtà, altrimenti non sarebbe il massimo pensabile. Negare l’esistenza di questo essere perfettissimo nel mondo reale sarebbe una contraddizione, perché sarebbe meno che perfetta. Non si può negare che un’essere realmente perfetto non è tale se è solo immaginario. Quindi, Dio esiste.

Ragione: L’esistenza non è un predicato, affermare che se lo penso esiste, altrimenti non sarebbe perfetto e non sarebbe Dio, è un mero gioco di parole. Mi spiego meglio: esistere non è un predicato nel senso che aggiunto ad un concetto lo rende maggiore. Affermare che se Dio non esistesse nella realtà non sarebbe perfettissimo, non cambia il concetto del Dio pensato, che rimane tale perché esistere è l’atto di qualcosa di reale che nulla aggiunge al suo significato.

Pietro: Cartesio sosteneva che dubitare è un’imperfezione, e lui dubitava, da ciò dedusse che se fosse stato perfetto non avrebbe dubitato. Si chiese, allora, come può percepire la perfezione un essere imperfetto. Non da se stesso, essendo imperfetto, o dalle cose del mondo della cui esistenza non è certo, infatti dubita. L’dea di perfezione, concluse, non può che venire da un essere perfetto: Dio. Quindi, Dio esiste.

Ragione: Non cambia nulla rispetto al ragionamento di Anselmo d’Aosta, se non un diverso punto di partenza, da un lato l’idea di perfezione, dall’altro il dubbio dal quale ricava l’idea di perfezione. Questa non è una dimostrazione dell’esistenza di Dio, è pura prestidigitazione. Pietro, si è fatto tardi, rientriamo, ho bisogno di sdraiarmi un attimo.

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