Breve storia di un parroco di campagna

Un parroco, vestito con i paramenti sacri, si recò a trovare due anziane signore, entrambe ammalate. Entrò gioioso nella loro dimora, dispensò sorrisi e benedizioni accompagnate da considerazioni sulla generosità e la futilità delle cose del mondo. Perché, disse:«Gesù è stato chiaro, è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli». Tra una citazione e l’altra allungò la mano verso la piccola busta di carta bianca contenente l’obolo, offerto generosamente, quanto consuetudinariamente, dalle pie donne. Dopo averne soppesato il contenuto fece una lieve smorfia di dolore, o forse disapprovazione. Mai una solenne invocazione delle forze celesti subì un tale affronto, ohibò, solo 10 euro per un indiscutibile beneficio esteso a suppellettili e mura domestiche. Donne ingrate!

Alto, sovrappeso al limite dell’obesità, apparentemente felice, il prelato affermò di non aver paura della morte perché, sicuramente, nell’altra vita avrebbe ricevuto una lauta ricompensa. Trascorso il tempo di un battito di ciglia, Mara, una giovane e avvenente signora in visita alle vicine di casa, rispose al presbitero. Distinse sapientemente il reale dall’immaginario, il presunto dal certo. Il sacerdote annui indispettito, cambiò discorso e rivolgendosi alla più giovane delle anziane chiese a chi avrebbe lasciato tutti i suoi averi dopo il trapasso, consigliandogli, prima ancora di ricevere una risposta, di preferire la parrocchia. La donna rimase basita, infastidita e sorpresa da tanta irriverenza, e pensò bene di fare gli scongiuri retraendo nell’incavo della mano destra il dito medio e l’anulare, bloccandoli subito col pollice. L’ambiente divenne tetro e sembrò, per un attimo, che il tristo mietitore si aggirasse in quel luogo.

L’uomo in tonaca accusò il colpo ma non si scompose, anzi, ritornando alla carica sostenne che il denaro è la radice di ogni specie di mali, e alcuni che vi si sono dati si sono sviati dalla fede e si son procurati molti dolori. Aggiunse che nessuno può servire due padroni, bisogna scegliere, o Dio o mammona. Ricordate, concluse, che «preziosa agli occhi del Signore è la morte dei suoi fedeli». Nel mentre anche Maria, la più longeva delle padrone di casa, messe le mani sotto la coperta che abitualmente le copriva le gambe mentre sedeva in poltrona, chiuse forte i pugni ed estese l’indice e il mignolo di entrambe le mani.

Il parroco si congedò, promettendo di ritornare presto a trovarle, sicuramente prima della Pasqua ormai imminente. Le tre donne, rimaste sole, dopo un attimo di smarrimento chiamarono al telefono Roberto, il maniscalco, ordinando tre ferri di cavallo. L’artigiano chiese, incuriosito, il perché di questa strana richiesta, e sogghignando affermò che i cavalli hanno quattro zampe. Gli rispose Maria, richiamando le reminiscenze dei suoi studi al ginnasio:«Longe praestantius est praeservare quam curare». 

(Questa è una storia inventata, frutto della fantasia del suo autore. Qualsiasi somiglianza con persone reali, viventi o morte, eventi o luoghi è puramente casuale.)

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