Promesse menzognere e poltrone

Non parlo quasi mai di politica, come la religione porta a inutili e infinite discussioni con chi, nella quasi totalità dei casi, non sa di cosa parla. Il mio popolo perisce per mancanza di conoscenza (Os 4:6), non perché le cose siano difficili da capire, semplicemente perché non se ne interessa. Cittadini senza memoria che votano per diventare sudditi, accerchiati da televisioni e giornali, tediati dai talk show, violentati da pseudo sapienti al soldo del miglior offerente. Politici, amanti degli scranni più alti, fanno promesse già violate tessendo la ragnatela elettorale per consapevoli e ignari votanti. “Allontana da me vanità e parola bugiarda; non darmi né povertà né ricchezze, cibami del pane che mi è necessario, perché io, una volta sazio, non ti rinneghi e dica: «Chi è il Signore?» oppure, diventato povero, non rubi, e profani il nome del mio Dio (Prov 30:8-9)”.

Promesse menzognere per la comodità della poltrona.

Un mio caro amico – amico, insomma, faccio per dire – da decenni urla contro i meridionali apostrofandoli come fannulloni, scansafatiche, parassiti e tanti altri bei complimenti. Figuratevi che lui, il mio amico – insomma, faccio per dire – si è aggregato ad un partito politico che ha, quale primo obiettivo, quello di separare il nord dal sud. Sia chiaro, nessuno si senta chiamato in causa, il nord indica, molto genericamente, un punto cardinale e ciò che è a nord rispetto ad un luogo potrebbe non esserlo rispetto ad un altro. Lo stesso dicasi per i meridionali, cioè coloro che vivono a sud rispetto a chi si trova a nord; anche qui nessuno me ne voglia, perché, ad esempio, il Marocco si trova a sud della Spagna ma a nord del South Africa.

Questo mio amico – insomma, faccio per dire – non mi risulta abbia mai lavorato in vita sua, cioè svolto una di quelle attività che, nel senso comune, comporta l’applicazione delle proprie conoscenze o abilità per produrre beni o servizi dietro un compenso. No, nessuno si senta offeso, ma io non ho ben capito quali capacità abbia e in cosa eccella questo mio amico – amico, insomma, si fa per dire. So per certo che lui e altri urlatori, nell’esercizio della libera manifestazione del proprio pensiero, hanno ripetuto come un mantra frasi volte a separare, allontanare, dividere, distinguere, staccare, smembrare, disunire o disgiungere gli uomini di opposti punti cardinali. Questo è un lavoro che, sembra, possa essere fatto da chiunque e senza alcuna specifica istruzione. 

Il gruppo politico del mio amico – insomma, faccio per dire – nacque tanti anni or sono proprio per promuovere la secessione della loro terra da quella posta più a sud, dove, sembrerebbe, vivessero dei violenti e trogloditi malfattori. Al grido di prima noi e dopo voi, agitavano bandiere colorate ed esponevano enormi ed inquietanti striscioni inneggianti a vulcani e ruspe. Io glielo dicevo al mio amico – insomma, si fa per dire – che gli uomini sono tutti uguali, che nord e sud sono punti di riferimento convenzionali che ci aiutano a muoverci nello spazio e nulla hanno a che vedere con la natura umana. Ma lui no, ha iniziato a snocciolare il rosario sperando che si ripetesse il miracolo e le acque, con l’intercessione di Mosè, separassero i legati alla terra dai mangiatori di mais.

Bisogna essere veramente convinti delle proprie idee, o averle confuse, se nell’esprimerle si valicano i limiti imposti dall’educazione e del buon gusto. E lui, il mio amico, insomma, faccio per dire – non si mise problemi a urlare contro quelli che puzzano, quelli che vengono a rubare il lavoro al nord, cioè i maestri e le maestre che vengono da chissà dove. Un amico del mio amico – insomma, si fa per dire – disse, cosi raccontano, che lui non amava quella bandiera lì e che l’avrebbe usata per pulirsi il deretano; anche il mio amico – si fa per dire – non si sentiva rappresentato da quel vessillo, almeno per i primi 25 anni, dopo è un’altra storia. Pensate che propose, dopo disse per provocazione, un modello Alabama anni 50; ossia, riservare l’utilizzo di alcuni posti a sedere sui mezzi di trasporto pubblici della sua città solo a chi indossava l’elmo cornuto.

Tutto muta e il mio amico, pur non essendo Eracliteo, genuflesso nei pressi della sorgente del Po con un’ampolla piena d’acqua miracolosa tra le mani, urlo:«panta rei». In quel luogo avvenne il prodigio, così, mentre per i primi 25 anni aveva urlato a squarciagola contro i meridionali, come il miracolato sulla strada di Damasco iniziò ad amarli; adesso quelli che puzzavano sono profumati, ottimi lavoratori e, soprattutto, hanno il diritto voto.

L’idea geniale, frutto dell’intervento divino, fu quella di trovare un nuovo nemico sul quale indirizzare la rabbia degli ignoranti; non più sui meridionali – che ancora oggi hanno la memoria corta – ma sugli extracomunitari. Beh, non aveva tutti i torti, sembra che in meridione ci siano molti smemorati e che gli extracomunitari in politica rendano bene.

Chiedo per un vero amico:«Se uno vi prendesse a pesci in faccia per oltre un ventennio gli affidereste il vostro futuro?»; io no, che si attacchi al tram e vada per la sua strada. Il per-dono, non è per tutti.

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