La riforma della magistratura
Quali vantaggi avrà il cittadino dall’annunciata riforma della magistratura? L’iter per giungere ad una sentenza passata in giudicato sarà più veloce? Ci sarà più personale nelle cancellerie dei tribunali o nelle corti d’appello? O saranno minori i costi causati dagli errori giudiziari? Si riuscirà a smaltire l’enorme arretrato giudiziario e non si vedranno più fascicoli accatastati nei corridoi dei tribunali? E si potrebbe continuare, ma la risposta sarebbe sempre la stessa: no! Questa riforma non cambierà assolutamente i problemi che rendono inefficiente la macchina della giustizia e per i cittadini non ci sarà alcun beneficio. Non si tratta, infatti, di una riforma della giustizia, lo scopo è quello di frantumare l’unità e l’autonomia della magistratura.
L’associazione di penalisti “Unione delle Camere Penali” ritiene che ci siano almeno dieci motivi per dire si alla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Ho letto con attenzione il decalogo, nel quale, in realtà, si ripete a più riprese che il giudice deve essere terzo e imparziale, quasi ad affermare che attualmente è una parte processuale. Il giudice è già terzo e imparziale, e il fatto che solo un’esigua minoranza di magistrati – i dati ufficiali attestano che su 10.000 magistrati in attività solo lo 0,83% dei pubblici ministeri è passato al giudicante e lo 0,21 dei giudici è passato al requirente negli ultimi cinque anni – cambia ruolo chiarisce subito che si tratta di una riforma ideologica che, lo ripeto, non porterà alcun beneficio ai cittadini in termini di razionalizzazione, accelerazione e semplificazione del processo penale.
L’Unione delle Camere Penali, sempre la medesima associazione di avvocati penalisti, afferma che nel giusto processo accusa e difesa devono confrontarsi in condizioni di parità davanti a un giudice terzo e imparziale; sostiene, cioè, un principio già sancito costituzionalmente e consacrato nelle norme del codice di procedura penale, ma non spiega quale sarebbe il beneficio della riforma. Sostenere che la riforma attua i principi del giusto processo restituendo ai cittadini la certezza di un giudizio fondato sulle prove (sigh!) e garantito da un giudice distante allo stesso modo da chi accusa e chi difende, è pura retorica, così come affermare che “l’autonomia si protegge distinguendo i ruoli, non confondendoli” e che “la giustizia deve rispondere ai cittadini, non ai gruppi di potere”.
La Costituzione garantisce l’autonomia e l’indipendenza della magistratura attraverso un organo di rilevanza costituzionale: il Consiglio superiore della magistratura, presieduto dal Presidente della Repubblica. Ne fanno parte di diritto il primo presidente e il procuratore generale della Corte di cassazione, gli altri componenti vengono eletti: 2/3 tra e dai i magistrati e 1/3 dal Parlamento in seduta comune, tra avvocati e professori in materie giuridiche. Questo sistema di autogoverno verrà frammentato dalla riforma, quindi indebolito, attraverso la previsione di due diversi Consigli superiori non elettivi ma estratti a sorte, e un’Alta Corte disciplinare. La scelta non combatterà le cosiddette “correnti”, anzi, proprio attraverso il sorteggio potrebbe, paradossalmente, farne prevalere una sulle altre, oltre a moltiplicare le spese a carico dei cittadini.
Scopo finale della riforma della magistratura, questo sembra potersi dedurre dalle dichiarazioni del ministro della giustizia Nordio, è quello di assoggettare i pubblici ministeri all’esecutivo. Queste le parole del Ministro:«Mi stupisce che una persona intelligente come Elly Schlein non capisca che questa riforma gioverebbe anche a loro, nel momento in cui andassero al governo». Non si può negare una verità, scongiurata solo dalla netta separazione dei poteri teorizzata da Montesquieu, affermata da Jose “Pepe” Mujica1, per il quale è «innegabile che l’esecutivo abbia ovunque la propensione a cooptare il resto dei poteri provocando l’ammalarsi delle nostre democrazia».
Da ultimo arriva l’intervento di Giorgia – madre, cattolica, italiana – che chiede:“Fatevi questa domanda: la giustizia in Italia funziona bene?”. Rispondo:”No, si può e si deve migliorare, ma la riforma della magistratura e l’alterazione degli equilibri costituzionali non cambierà di una virgola i problemi della giustizia e degli italiani”.
No a questa pseudo riforma della giustizia.
1 Jose “Pepe” Mujica, Non fatevi rubare la vita, a cura di Cristina Guarnieri, Lit Edizioni Srl , Roma, 2019, pag. 19.
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