Diritto internazionale? E’ importante fino a un certo punto.

Quello che dice il diritto è importante, ma fino a un certo punto. Queste sono le parole pronunciate dal nostro Ministro degli Esteri nel corso di una recente trasmissione televisiva su una rete nazionale, a commento della legittimità del blocco navale israeliano, in acque internazionali, davanti alla Striscia di Gaza. Il miliardario Donald, che evidentemente ha la stessa opinione di Tajani, l’altro ieri ha deciso di sequestrare il Presidente di uno Stato sudamericano mentre dormiva, a Caracas, con la propria consorte. L’operazione, pianificata per tempo con l’invio di ingenti forze navali e aeree davanti alle coste venezuelane, ha inteso impedire ad un presunto pericoloso trafficante di droga, il dittatore Nicolás Maduro Moros e consorte, di continuare a delinquere ed essere sottoposto alla giustizia americana. In principio, Donald disse: affondiamo i barchini, giustiziamo i trafficanti a bordo e teniamo sotto pressione un’intero popolo con la presenza della nostra mega portaerei. Omicidi premeditati e istituzionalizzati in violazione delle più elementari norme giuridiche. Nasce, così, una nuova norma consuetudinaria internazionale che permette di bombardare lo Stato di appartenenza di coloro che, cittadini dello Stato X, delinquono a danno dello Stato Y. L’ordinamento penale americano si estende a tutto il globo terraqueo, con buona pace, dal punto di vista costituzionale italiano, del ripudio della guerra come strumento di offesa e di risoluzione delle controversie internazionali. Perché di questo si tratta, di un atto di guerra contro uno Stato sovrano, non di attività di polizia giudiziaria. Queste, però, parafrasando Antonio De Curtis, sono quisquilie e pinzillacchere, visto che a Palazzo Chigi, pur affermando che l’azione militare esterna non è la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari, considerano legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico. Un funambolo non avrebbe potuto fare di meglio. Non è forse vero, Giorgia, che i membri dell’ONU devono astenersi dalla minaccia o dall’uso della forza e risolvere le controversie pacificamente, rispettando l’integrità territoriale e l’indipendenza politica degli Stati?

Alcuni quotidiani italiani affermano che le prove a sostegno dei reati contestati al Presidente siano state raccolte nell’arco di 10 anni e suffragate dalla testimonianza di due ex funzionari venezuelani,  un generale e un appartenente ai servizi segreti. Pur ipotizzando la solidità di questi elementi probatori, ammesso che il dittatore Maduro abbia violato la legge, quella del suo Paese, dovrebbe essere giudicato in base alle leggi e dai giudici venezuelani. Legittimare l’operato dell’uomo “strawberry blonde” serve ad alimentare il suo delirio di onnipotenza, che si è manifestato subito dopo il sequestro di Maduro e consorte, con la posa della bandierina rossa sulla cartina della Groenlandia. Si da il caso, però, che la Groenlandia è un territorio autonomo danese e che la Danimarca è membro della NATO e dell’Unione Europea. Il Presidente miliardario vuole occupare militarmente un Paese della Nato? In questo caso, non essendoci la scusa del narcotraffico – leggasi petrolio e miniere varie – Trump è diretto e sostiene che l’isola serve agli Usa per motivi di difesa nazionale. Cosa dicono i leder europei sull’affermazione del Presidente americano? La sicurezza nell’Artico,  affermano, «deve essere raggiunta collettivamente, insieme agli alleati della NATO, compresi gli Stati Uniti, rispettando i principi della Carta delle Nazioni Unite, tra cui la sovranità, l’integrità territoriale e l’inviolabilità delle frontiere. Questi sono principi universali e non smetteremo di difenderli. Gli Stati Uniti sono un partner essenziale in questa impresa, in quanto alleati della NATO e attraverso l’accordo di difesa tra il Regno di Danimarca e gli Stati Uniti del 1951». Riepilogando, la sovranità, l’integrità territoriale e l’inviolabilità delle frontiere sono principi universali inderogabili se riferiti alla Danimarca, derogabili a proprio piacimento per il Venezuela, l’Iran, la Somalia, la Siria, lo Yemen e la Nigeria. E’ sempre valido, quindi, l’aforisma attribuito a Giolitti, secondo il quale la legge si applica ai nemici e si interpreta per gli amici.

E che nessuno sospetti che il vero motivo dell’attacco al Venezuela è il petrolio o gli interessi miliardari legati ai giacimenti di diamanti, gas, oro, bauxite, cobalto e altro. Gli americani, lo sappiamo, sono famosi per voler esportare la democrazia, con la forza. Loro non sono come Robin Hood, tolgono ai poveri per dare ai ricchi. 

 

 

 

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