I dieci comandamenti: statue, statuine e statuette.

Per introdurre l’argomento cito volentieri una parte del monologo di George Carlin – comico, attore e sceneggiatore statunitense –  nel quale racconta, tra l’altro, il proprio punto di vista sui Dieci Comandamenti. Carlin canzona l’ingenuità di coloro che, convinti dalla religione, credono all’esistenza  di «un uomo invisibile che vive in cielo e guarda tutto ciò che fai, a tutte le ore, tutti i giorni. L’uomo invisibile ha una lista di dieci specifiche cose che non vuole tu faccia. E se fai una qualunque di quelle cose, ti manderà in un posto speciale, pieno di fuoco, fiamme, torture e angoscia, dove vivrai, soffrendo, soffocando, gridando e piangendo, per l’eternità, fino alla fine dei tempi. Ma lui ti ama! Ti ama! Ti ama e ha bisogno di soldi. Ha sempre bisogno di soldi. E’ potente, perfetto, saggio, ma per qualche motivo non ci sa fare con i soldi».

Quante persone credono all’esistenza dell’uomo invisibile? Tante! Qualche miliardo di esseri umani, appartenenti alla specie Homo sapiens, è convinto che l’uomo invisibile s’interessi di loro, singolarmente, appuntando sul proprio taccuino “pensieri, parole e azioni” in attesa del giudizio finale. Quel giorno, davanti all’intera umanità, dopo averli umiliati rivelando a tutto il genere umano le loro personali malefatte, deciderà se inviarli in paradiso, in purgatorio o all’inferno. Altro che diritto alla riservatezza, l’uomo invisibile è onnipresente, come una telecamera o una microspia vede e registra tutto, anche i momenti più intimi, dei quali annota i particolari. E’ sufficiente un gemito fuori posto, una mano poggiata nel luogo sbagliato o troppa enfasi per superare la linea di demarcazione tra il puro e l’impuro. Lui è li che controlla, sbircia sotto le lenzuola, giudica la compostezza o l’incontrollato desiderio sessuale, legge i pensieri, valuta le intenzioni. Chi, dopo la morte, vorrà godere per sempre della Sua visione beatifica deve rispettare numerose regole, le più importati sono i dieci comandamenti, riportati nella “Sacra Bibbia” in Esodo 20, 1-17. Ecco l’elenco esatto: 1) Io sono il Signore, Iddio tuo, che ti ho fatto uscire dal paese di Egitto, dalla casa di schiavitù. Non avrai altro Dio fuori che me; 2) Non ti fare nessuna scultura, né immagine delle cose che splendono su nel cielo, o sono sulla terra, o nelle acque sotto la terra. Non adorar tali cose, né servir loro, perché io, il Signore Iddio tuo, sono un Dio geloso, che punisce l’iniquità dei padri nei figli fino alla terza e quarta generazione di coloro che mi odiano; ma uso clemenza fino alla millesima generazione verso coloro che mi amano e osservano i miei comandamenti; 3) Non nominare il nome del Signore, Iddio tuo, invano, perché il Signore non riterrà innocente chi proferisce invano il suo nome; 4) Ricordati del giorno di riposo, per santificarlo. Per sei giorni lavorerai e attenderai alle opere tue, ma il settimo giorno è giorno di riposo per il Signore, Iddio tuo; non fare in quello alcun lavoro, né tuo figlio, né tua figlia; né il tuo servo né la tua serva, o il tuo bestiame, o il forestiero, che è dentro le tue porte; poiché in sei giorni il Signore fece il cielo e la terra e il mare e tutto quello che essi contengono, ma il settimo giorno si riposò: per questo il Signore benedì il giorno del sabato e lo santificò; 5) Onora tuo padre e tua madre, affinché siano prolungati i tuoi giorni sopra la terra che il Signore, tuo Dio, ti dà; 6) Non uccidere; 7) Non commettere adulterio; 8) Non rubare; 9) Non dir falsa testimonianza contro il tuo prossimo; 10) Non desiderare la casa del tuo prossimo; non desiderare la donna del tuo prossimo, né il suo servo, né la sua serva, né il suo bue o il suo asino, né cosa alcuna che sia del tuo prossimo.

Cos’è la visione beatifica di Dio? Forse è una festa perenne dove vengono distribuiti, gratuitamente, profilattici, alcol, stupefacenti ed è garantita la salute del corpo? Oppure è un infinito momento di requie? O, ancora, si rimane attoniti e felici in paradiso, per sempre, a contemplare Dio? Che noia! Qui sono d’obbligo una serie di domande che rimangono, ahimè, senza risposta, salvo non si voglia dissertare teologicamente sviluppando tesi e antitesi che, parafrasando Roberto Renzetti, sono basate sul nulla e sull’assurdo. L’obbligo diviene, quindi, una facoltà da esercitare a piacere nei momenti dedicati all’introspezione profonda, quando è più semplice comprendere – sigh –  che le anime dei giusti, passati a miglior vita, godono della diretta presenza di Dio. Sempre che in paradiso si possa godere senza peccare e procreare, cosa che sembra possibile se pensiamo alla sempre vergine Maria, miracolosamente illibata prima, durante e dopo il parto (ante partum, in partu e post partum). Non come le altre donne, peccatrici, goduriose e travolte dalle passioni. Maria, invece, concepì senza corruzione e Giuseppe, anche dopo la nascita di Gesù, si dovette accontentare delle polluzioni notturne, non peccaminose perché involontarie. Giuseppe, tra l’altro, è l’unico che nella storia umana ha avuto in sposa una donna che ha partorito la madre. Riepilogando, Maria lavava, Giuseppe stendeva e il figlio piangeva dal freddo che aveva, stai zitto mio figlio adesso ti piglio, latte ti ho dato e pane non ce n’è. In conclusione, Maria era vergine, Giuseppe povero, sottomesso e comprensibilmente nervoso. 

Concluso questo “dolce divagare” nel mare delle stupidaggini teologiche, ritorno ai 10 comandamenti e mi chiedo: la Chiesa cattolica ha cancellato il secondo comandamento? La risposta è si, le chiese pullulano d’immagini di ogni genere davanti alle quali i fedeli si prostrano in ginocchio chiedendo, tramite la loro intercessione presso Dio, ogni sorta di prodigio. Non mancano interi cadaveri o loro parti, portati in processione, compreso il “Santo prepuzio di Gesù”, un pezzo di pene venerato a Calcata (Viterbo), e non solo, misteriosamente scomparso nel 1983. Perché, dico io, non rivolgersi direttamente al Padre, buono e misericordioso? Non è forse vero (v. Mt 6:5-13) che Gesù invitava a pregare il Padre? Si, ma «il settimo Concilio ecumenico, a Nicea (nel 787), ha giustificato, contro gli iconoclasti, il culto delle icone: quelle di Cristo, ma anche quelle della Madre di Dio, degli angeli e di tutti i santi. Incarnandosi, il Figlio di Dio ha inaugurato una nuova “economia” delle immagini». Perché? Perché «il culto cristiano delle immagini non è contrario al primo comandamento che proscrive gli idoli. In effetti, l’onore reso a un’immagine appartiene a chi vi è rappresentato, e chi venera l’immagine, venera la realtà di chi in essa è riprodotto. L’onore tributato alle sacre immagini è una venerazione rispettosa, non un’adorazione che conviene solo a Dio. Gli atti di culto, quindi, non sono rivolti alle immagini considerate in se stesse, ma in quanto servono a raffigurare il Dio incarnato. Ora, il moto che si volge all’immagine in quanto immagine, non si ferma su di essa, ma tende alla realtà che essa rappresenta1». Vi avevo avvisato che la teologia, occupandosi dello studio del nulla, può inventare ciò che vuole. La Chiesa, in realtà, ha fatto in modo che la persona diventasse più importante del suo martirio di fede, dando così vita «alla primissima forma di venerazione dei santi, che dal III secolo in poi s’impose dappertutto: i martiri – nei primi secoli soltanto loro potevano divenire santi – subentrarono al posto degli Dei, degli eroi e dei geni, passati di nuovo per questa via nella Chiesa cattolica2». Numerosi santi, come Cosma, Damiano, Zenobio e altri, sostituirono le divinità guaritrici pagane ereditando la fiducia dei fedeli e operando gli stessi miracoli dei loro predecessori3. In sostanza, entrano in scena antichi dei, ma con nuove maschere4.

1 – CCC 2131-2132

2 – Karlheinz Deschner, Il gallo cantò ancora – Storia critica della Chiesa – s cursoria di Costante Mulas CorraineMassari editore, Bolsena (VT), 2006, pag 306.

3 – Ibidem

4) É consigliata vivamente la lettura di : Richard Dawkins, L’illusione di Dio, le ragioni per non credere, traduzione di Laura Serra, Mondadori libri S.p.A. Milano, 2024.

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