Come far risplendere l’anima

Non tutti conoscono la storia della Chiesa cattolica, ancora meno le nefandezze che ha commesso nel corso dei secoli. E’ un cammino fatto di ricchezza e potere, di teatralità, diavoli, omicidi, streghe, gatti, torture e terrore. Per secoli ha dominato le coscienze, prescrivendo e imponendo, benedicendo e mandando al rogo. Al suo vertice c’è l’omino bianco, smacchiatore d’anime per eccellenza, scelto da uomini ispirati dall’unico vero Dio e vero uomo, il loro, suggeritore di pagine di storia dove il sangue scorre a fiumi. Se le cose stanno così, allora non vi è dubbio che papa Leone X, meglio noto come Giovanni de’ Medici, salì al soglio di Pietro perché toccato dallo Spirito Santo. Era l’anno del Signore 1513, in prossimità delle idi di marzo, quando Giovanni, figlio secondogenito di Lorenzo il Magnifico, divenne Papa Leone X all’età di 37 anni. Si dice che dopo l’elezione rivolgendosi a suo fratello Giuliano disse:«Godiamoci il papato, perché Dio ce l’ha dato1». Così iniziò la festa, con «l’affermazione e l’arricchimento della famiglia (ndr. la sua) e lo sperpero di ingentissime fortune. Fece cardinali il cugino Giulio e il nipote Innocenzo della famiglia di Innocenzo VIII (ndr. che in precedenza aveva nominato Giovanni protonotaro apostolico a soli 7 anni).

Il neo pontefice Leone X indisse, a partire dal 1524, una grande indulgenza plenaria con lo scopo, questo era il motivo ufficiale, di raccogliere i fondi occorrenti alla costruzione della basilica di San Pietro. Era sufficiente fare un’offerta per vedersi riconosciuta un’indulgenza, estendibile anche ai defunti. La formula del perdono dei peccati era riassunta nell’inciso “col denaro si risolve tutto”, anche le violenze sui bambini e gli omicidi (nel 1517 il monaco tedesco Martin Lutero affisse sulla porta della chiesa di Wittenberg, in Germania, un elenco di critiche (le 95 tesi) con le quali attaccava la pratica delle indulgenze, ponendo le basi per la riforma protestante).

Nel 1517, regnante Leone X, venne pubblicato un tariffario composto da 35 articoli, la Taxa Camarae2, che specificava dettagliatamente il costo delle singole indulgenze. Non c’è peccato che non poteva essere perdonato, neanche i delitti più efferati. Vediamo l’elenco:

Taxa Camarae

1 – Un ecclesiastico che incorresse in peccato carnale, sia con suore, sia con cugine, nipoti o figliocce, sia, infine, con un’altra qualsiasi donna, sarà assolto, mediante il pagamento di 67 libbre, 12 soldi.

2 – Se l’ecclesiastico, oltre al peccato di fornicazione chiedesse d’essere assolto dal peccato contro natura o di bestialità, dovrà pagare 219 libbre, 15 soldi. Ma se avesse commesso peccato contro natura con bambini o bestie e non con una donna, pagherà solamente 131 libbre, 15 soldi.

3 – Il sacerdote che deflorasse una vergine, pagherà 2 libbre, 8 soldi.

4 – La religiosa che ambisse la dignità di abbadessa dopo essersi data a uno o più uomini simultaneamente o successivamente, all’interno o fuori del convento, pagherà 131 libbre, 15 soldi.

5 – I sacerdoti che volessero vivere in concubinato con i loro parenti, pagheranno 76 libbre, 1 soldo.

6 – Per ogni peccato di lussuria commesso da un laico, l’assoluzione costerà 27 libbre, 1 soldo; per gli incesti si aggiungerà a coscienza 4 libbre.

7 – La donna adultera che chieda l’assoluzione per restare libera da ogni processo e avere ampie dispense per proseguire i propri i rapporti illeciti, pagherà al Papa 87 libbre, 3 soldi. In un caso analogo, il marito pagherà uguale somma; se avessero commesso incesto con i propri figli aggiungeranno a coscienza 6 libbre.

8 – L’assoluzione e la sicurezza di non essere perseguiti per i crimini di rapina, furto o incendio, costerà ai colpevoli 131 libbre, 7 soldi.

9 – Un’assoluzione dell’assassinio semplice commesso sulla persona di un laico si stabilisce in 15 libbre, 4 soldi, 3 denari.

10 – Se l’assassino avesse dato la morte a due o più uomini in uno stesso giorno, pagherà come se ne avesse assassinato uno solo.

11 – Il marito che infliggesse maltrattamenti a sua moglie, pagherà alle casse della cancelleria 3 libbre, 4 soldi; se fosse uccisa, pagherà 17 libbre, 15 soldi, e se le avesse dato morte per sposarsi con un’altra, pagherà, inoltre, 32 libbre, 9 soldi. Coloro che avessero aiutato il marito a perpetrare il crimine saranno assolti rimediante il pagamento di 2 libbre a testa.

12 – Chi affogasse suo Figlio, pagherà 17 libbre, 15 soldi (o sia 2 libbre in più che per uccidere uno sconosciuto), e se a uccidere fossero il padre e la madre di comune accordo, pagheranno 27 libbre, i soldo per l’assoluzione.

13 – La donna che distruggesse il figlio che porta nel suo ventre, e il padre che avesse contribuito alla realizzazione dei crimine pagheranno 1 7 libbre, 1 5 soldi ognuno. Colui che facilitasse l’aborto di una creatura che non fosse suo figlio, pagherà 1 libbra di meno.

14 – Per l’assassinio di un fratello, una sorella, una madre o un padre, si pagherà 17 libbre, 5 soldi.

15 – Colui che uccidesse un vescovo o un prelato di gerarchia superiore, pagherà 131 libbre, 14 soldi, 6 denari.

16 – Se l’assassino avesse dato morte a più sacerdoti in varie occasioni pagherà 137 libbre, 6 soldi, per la prima uccisione, e la metà per quelle successive.

17 – Il vescovo o abate che commettesse omicidio per imboscata:, incidente o per necessità, pagherà, per raggiungere l’assoluzione, 179 libbre, 14 soldi.

18 – Colui che in anticipo volesse comperare l’assoluzione di ogni omicidio incidentale che potesse perpetrare in futuro, pagherà 168 libbre, 1 5 soldi.

19 – L’eretico che si convertisse, pagherà per l’assoluzione 269 libbre. Il figlio dell’eretico arso, impiccato o giustiziato in qualsiasi altra forma potrà essere riabilitato solo mediante il pagamento di 218 libbre, 16 soldi, 9 denari.

20 – L’ecclesiastico che non potendo pagare i propri debiti volesse liberarsi dall’essere processato dai creditori, consegnerà al Pontefice 17 libbre, 8 soldi, 6 denari, e gli sarà perdonato il debito.

21 – Sarà concessa la licenza per installare posti di vendita di vari generi sotto i portici delle chiese, sarà concesso mediante il pagamento di 45 libbre, 19 soldi, 3 denari.

22 – Il delitto di contrabbando e frode al diritti del principe costerà 87 libbre, 3 denari.

23 – La città che ambisse per i suoi abitanti o per i suoi sacerdoti, frati o monache, la licenza di mangiare carne e latticini in epoche in cui è proibito, pagherà 781 libbre, l0 soldi.

24 – Il monastero che volesse variare la regola e vivere con minore astinenza di quella prescritta, pagherà 146 libbre, 5 soldi.

25 – Il frate Che per migliore convenienza o gusto volesse passare la vita in un eremo con una donna, consegnerà al tesoro pontificio 45 libbre, 19 soldi.

26 – L’apostata vagabondo che volesse vivere senza ostacoli, pagherà uguale quantità per l’assoluzione.

27 – Uguale quantità pagheranno i religiosi, siano questi secolari o regolari, che volessero viaggiare in abiti da laico.

28 – Il figlio bastardo di un sacerdote che volesse essere preferito per succedere nella cura al padre, pagherà 27 libbre, 1 soldo.

29 – Il bastardo che volesse ricevere ordini sacri e goderne i benefici, pagherà 15 libbre, 18 soldi, 6 denari.

30 – Il figlio di genitori sconosciuti che voglia entrare negli ordini, pagherà al tesoro pontificio 27 libbre, 1 soldo.

31 – I laici contraffatti o deformi che vogliano ricevere ordini sacri e possedere benefici, pagheranno alla cancelleria apostolica 58 libbre, 2 soldi.

32 – Uguale somma pagherà il guercio dell’occhio destro, mentre il guercio dell’occhio sinistro pagherà al Papa 10 libbre, 7 soldi. Gli strabici pagheranno 45 libbre, 3 soldi.

33 – Gli eunuchi che volessero entrare negli ordini, pagheranno la quantità di 310 libbre, 15 soldi.

34 – Colui che per simonia volesse acquistare uno o molti benefici, s’indirizzerà ai tesorieri del Papa, che gli venderanno il diritto a un prezzo modico.

35 – Colui che per avere mancato un giuramento volesse evitare ogni persecuzione e liberarsi di ogni tipo di infamia pagherà al papa 131 libbre, 15 soldi. Inoltre consegnerà 3 libbre per ognuno di coloro che erano stati garantiti.”

Non proferite parola, nessuna critica e nessun lamento. Leone era ispirato dal Signore. 

1 Roberto Renzetti, la Chiesa contro Gesù, I parte, Tempesta Editore, Roma, 2013, pag. 211.

2 Pepe Rodriguez, Verità e menzogne della Chiesa cattolica, Editori Riuniti, 1998, p. 263-266.

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