Magistratura – NO alla separazione delle carriere

Perché votare NO al referendum – 22 e 23 marzo 2026 – sulla separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente? Ecco alcuni motivi:

    1. l’art. 104 della Costituzione sancisce l’indipendenza della magistratura da ogni altro potere. La separazione dei poteri – legislativo, esecutivo e giudiziario – è un principio fondamentale dello stato liberale volto a salvaguardare la “naturale” tendenza di un potere a prevalere sull’altro1. La norma non differenzia giudici e pubblici ministeri, che si distinguono, ai sensi del comma 3 dell’art. 107 Cost., solo per diversità di funzioni (giudicante e requirente). La possibile commistione tra funzioni giudicanti e requirenti è falsa, nell’arco di cinque anni lo 0,83% dei pubblici ministeri con funzioni requirenti è passato a funzioni giudicanti e lo 0,21% dei giudici sono divenuti pm, tra l’altro, il passaggio dalla funzione giudicante a requirente e viceversa, non può avvenire per più di una volta nell’arco dell’intera carriera del magistrato2. L’Unione delle Camere Penali, un’associazione senza scopo di lucro, ritiene che “la riforma costituzionale ridisegna il rapporto tra autorità e libertà in senso maggiormente equo per il cittadino, che non potrà essere più giudicato da un collega del proprio accusatore3“. Si tratta di un falso problema, è sufficiente ricordare che il 65,3% dei procedimenti avviati dalle varie Procure della Repubblica – l’esercizio dell’azione penale è obbligatorio – vengono archiviati4. Quindi, affermare che non “essere giudicati da un collega del proprio accusatore” porterà dei benefici, in termini di “rapporto tra autorità e libertà” è irragionevole e falso. Il pubblico ministero, tra l’altro, ha l’obbligo – non la facoltà – di svolgere anche “accertamenti su fatti e circostanze a favore” dell’indagato. Ora, anche se la norma, in caso di violazione, non è presidiata da alcuna sanzione processuale, costituisce comunque una garanzia l’azione del pubblico ministero volta all’accertamento della verità. Il pubblico ministero, infatti, non può accusare falsamente l’indagato pur sapendolo innocente, risponderebbe di calunnia, al contrario, l’avvocato che dice la verità, sostenendo che il proprio cliente è veramente un omicida e va condannato, verrebbe accusato di patrocinio infedele e rivelazione di segreto professionale. Sono due figure differenti, uno non può dire il falso e l’altro il vero, il pubblico ministero “difende la legge”, l’avvocato difensore l’indagato/imputato. Eppure i penalisti non fanno che richiamare il principio di parità tra le parti, cioè tra chi deve dire la verità e chi non può dirla.

    2. Il Governo Meloni ha dato ampia prova, attaccando sia i giudici che i pubblici ministeri in ogni dove, che i motivi del referendum non hanno nulla a che vedere con presunte maggiori garanzie derivanti dalla riforma a favore dei cittadini. E’ sufficiente ricordare le recenti dichiarazioni dell’attuale ministro della giustizia:«Mi stupisce che una persona come Elly Schlein non capisca che questa riforma gioverebbe anche a loro, nel momento in cui andassero al governo”. Perché la riforma dovrebbe giovare al governo? La giustizia è amministrata in nome del popolo, non del governo, e tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, compresi i ministri i sottosegretari e ogni eletto. A mio avviso, queste parole dette da un ex pubblico ministero con qualche decennio d’esperienza, sembrano rinnegare un’intera carriera. Eppure il ministro Nordio era contrario alla “divisione delle carriere dei magistrati con funzioni requirenti e giudicanti5“; certo, è legittimo cambiare idea, Filippo Turati6 affermava che l’esperienza della vita dimostra che il pensiero dell’uomo muta di continuo. E’ auspicabile, però, che le proprie idee su un dato argomento cambino in seguito ad un processo logico, e che le nuove posizioni non riflettano dogmi di fede politica. Perché il Ministro ha cambiato idea? Nordio ha dichiarato che un “suo” detenuto si tolse la vita in un periodo in cui avevano effettuato moltissimi arresti:«Ad un certo punto ti rendi conto che stavamo esagerando, e che le nostre carcerazioni erano legittime ma non sempre necessarie e anche opportune». Allora non ci rimane che sperare, nella malaugurata ipotesi che il referendum costituzionale riceva il voto “positivo” della maggioranza di coloro che si recheranno alle urne, che nel prossimo futuro nessun indagato si tolga la vita, altrimenti Nordio dovrà riformare ulteriormente la magistratura o ammettere il fallimento di quella che porta il suo nome. Detto in altre parole, non si capisce quale sia l’attinenza tra un suicidio e la separazione delle carriere dei magistrati. 

    3. La pseudo riforma previene il rischio delle degenerazioni correntizie? E’ falso, accadrà l’esatto contrario. La riforma modifica l’art. 104 della Costituzione e prevede la creazione di due Consigli superiori della magistratura, uno giudicante e l’altro requirente, presieduti dal Presidente della Repubblica; ne faranno parte di diritto il primo presidente e il procuratore generale della Corte di Cassazione. E gli altri componenti? Verranno estratti a sorte, ma, si noti bene, per 1/3  il sorteggio avverrà da un elenco stilato dal Parlamento in seduta comune (tra professori universitari in materie giuridiche e avvocati con 15 anni di esercizio), i rimanenti 2/3 tra i magistrati giudicanti e requirenti secondo le procedure previste dalla legge. Ciascun Consiglio, infine, eleggerà il proprio vice presidente tra componenti designati mediante conteggio dell’elenco compilato dal Parlamento in seduta comune. Nasce, infine, l’Alta Corte disciplinare, composta da 15 giudici, 3 dei quali nominati dal Presidente della Repubblica tra professori universitari in materie giuridiche e avvocati con 15 anni di esercizio, 3 estratti a sorte da un elenco di soggetti con gli stessi requisiti, e 6 magistrati giudicanti e 3 requirenti, estratti a sorte tra gli appartenenti alle rispettive categorie con almeno 20 anni di esercizio nelle funzioni giudiziarie e che svolgono o abbiano svolto funzioni di legittimità. Le sentenze pronunciate dall’Alta Corte in prima istanza potranno essere impugnate, anche per motivi di merito, soltanto dinanzi alla stessa Alta Corte, in diversa composizione. Poniamoci qualche domanda: Perché solo i magistrati non possono scegliere i propri componenti in seno ai Consigli, mentre i rappresentanti laici, quelli scelti dal Parlamento, di fatto non verranno sorteggiati? E’ lapalissiano, si vuole impedire che i magistrati abbiano una loro rappresentanza, in base alle diverse sensibilità presenti in magistratura, mentre la politica sceglierà i cosiddetti laici tra i soggetti che saranno vicini alle logiche parlamentari e, quindi, alla maggioranza di governo. Questo sistema produrrà all’interno della magistratura, come ho anticipato sopra, l’effetto contrario di quello voluto, rischiando di favorire una “corrente” rispetto a un’altra (perché le correnti continueranno ad esserci). Ma non basta, verranno delegittimati i magistrati, considerati incapaci di scegliere da soli il proprio organo di autogoverno, si spezzerà l’unità dell’ordine giudiziario e si affiderà il potere disciplinare ad un giudice straordinario (l’Alta Corte), che in parte è espressione del Parlamento. Lo scopo, dichiarato, della riforma è un altro, quello di porre fine alle intromissioni dei magistrati in ambito politico, riducendo i controlli di legalità. La politica vuole le mani libere per influenzare e condizionare l’applicazione del diritto da parte dei magistrati, ma, lo ribadisco, la giustizia è amministrata in nome del popolo, non del governo. E poi, per ciò che mi riguarda, mi fido di più di un magistrato che applica la legge, le cui decisioni possono essere controllate da altri magistrati, che di taluni politici che vedono il mondo col cannocchiale del potere e degli interessi di casta. Un pubblico ministero indipendente e autonomo, non soggetto alle pressioni di chicchessia, è la migliore garanzia per i cittadini che svolgerà il suo lavoro a tutela di tutti i cittadini. 

    4. I più strenui sostenitori del NO alla separazione delle carriere sono gli stessi appartenenti alla maggioranza di governo. Ha affermato Antonio Tajani, attuale Vicepresidente del Consiglio, che non «basta la riforma del CSM, serve completare, penso alla responsabilità civile, penso anche ad aprire un dibattito, se è giusto o meno continuare a conservare la polizia giudiziaria sotto l’autorità dei magistrati». Questa riforma, quindi, non è che il primo passo per sottoporre la magistratura al potere esecutivo. Se l’autorità giudiziaria non potesse più disporre direttamente della polizia giudiziaria, il pubblico ministero avrebbe le mani legate e le indagini sarebbero indirizzate dal governo, a proprio piacimento, tramite i ministeri dai quali dipendono gli appartenenti alle Forze dell’Ordine. Il pubblico ministero diventerebbe, in pratica, un passacarte. Anche l’attuale Presidente del Consiglio non perde occasione per attaccare la magistratura, citando recenti casi di cronaca, i quali, ovviamente, riguardano la sicurezza e l’ordine pubblico, ossia il governo e le mancate promesse della Meloni, non la giurisdizione. In alcuni casi le diverse dichiarazioni dei componenti della maggioranza parlamentare e del governo rasentano il ridicolo quanto a coerenza d’intenti, e i social non perdonano l’incoerenza; se da un lato il ministro Nordio e l’onorevole Bongiorno hanno affermato che la riforma non incide sui tempi della giustizia, dall’altro il Presidente del Consiglio, madre, italiana, ecc., ha dichiarato: «penso che la riforma della giustizia rappresenti un’occasione storica per avere una giustizia più efficiente e più giusta». Dico io, ma almeno mettetevi d’accordo. Invece no, e l’avv. Bongiorno, nella sua veste di parlamentare ha rincarato la dose:«Scusate, ma chi è che ha detto che questa riforma deve incidere sui tempi e l’efficienza della giustizia? Un ignorante può pensare una cosa del genere».

    5. L’Unione delle Camere Penali, sempre la medesima associazione senza scopo di lucro, sostiene che “quando i ruoli si confondono la fiducia si incrina”. Ho già spiegato sopra, dati alla mano, che i ruoli non si confondono e che, aggiungo, la riforma non cambierà il rapporto tra magistrati e cittadini, ma quello tra la magistratura nel suo complesso e le forze politiche, con un’evidente pericolo d’ingerenza di queste ultime in barba al principio democratico della separazione dei poteri. Affermare che, riporto la voce delle medesime Camere Penali, “una magistratura libera è una giustizia più forte al servizio della verità e dei diritti, non del potere” è fuorviante, perché votando a favore del referendum accadrà l’esatto contrario, la magistratura verrà influenzata dalla maggioranza di governo e a rimetterci saranno proprio i cittadini, quelli che gli avvocati dovrebbero sempre preferire, quanto a tutela dei diritti, al potere.

    6. A colore che sono incerti sul NO al referendum consiglio il video dello storico Alessandro Barbero: VOTA NO contro la demolizione del Consiglio Superiore della Magistratura. 

 

 

 

1 – «Chiunque abbia potere è portato ad abusarne; egli arriva sin dove non trova limiti (…)» – Charles-Louis de Secondat, noto come Montesquieu, De l’esprit des lois, 1948, Ginevra.

2 – art. 13, D.L. n. 160 del 5 aprile 2006.

3 – https://www.camerepenali.it/cat/13508/terziet%C3%A0_del_giudice_e_indipendenza_del_pm_rafforzata_le_ragioni_del_s%C3%AC.html, giovedì 5 febbraio 2026, ore 07.36.

4 – https://www.key4biz.it/processi-il-65-dei-casi-non-arriva-in-tribunale/428645/, giovedì 5 febbraio 2026, ore 7.57.

5 – https://lamagistratura.it/wp-content/uploads/2025/07/WhatsApp-Image-2025-07-24-at-11.21.45-1.jpeg, ore 07.22 del 9 febbraio 2026.

6 – Filippo  Turati, Scritti e discorsi, a cura di A.G.Casanova, ed, Guanda, Milano, 1982, pp. 74-76.

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